TUTTI D'ACCORDO A FARE DA COLONIA AGLI USA

 

Martedì diciassette aprile il presidente del Consiglio dei ministri, dimissionario ma in carica per gli affari ordinari, Paolo Gentiloni si reca alle Camere per riferire ai componenti delle stesse in merito al comportamento dell’Italia nella crisi siriana.

Come scrive Andrea Fabozzi, a pagina due del manifesto del giorno successivo, le parole dell’esponente del Partito Democratico non sono altro che l’ennesima prova del completo servilismo della classe politica italiana rispetto all’amministrazione Usa.

Anche di quella parte dell’emiciclo che, in campagna elettorale, aveva mostrato di nutrire qualche perplessità circa l’eccessiva fedeltà, dei vari esecutivi succedutisi negli ultimi decenni, all' “alleato nordamericano”: evidentemente si trattava di cinema volto alla semplice ricerca di voti.

Basta che il capo del Governo affermi che «siamo alleati dell’America, la nostra è una sceta di campo di chi condivide i valori dell’Occidente» per disinnescare possibili contestazioni da parte dei pentastellati e dei leghisti.

L’unico che, a quanto pare, ha qualcosa da ridire è il presidente del Gruppo Misto della Camera dei Deputati, il piemontese Federico Fornaro – della componente Liberi e Uguali – che si spinge sino ad affermare che «non sono in discussione le alleanze internazionali dell’Italia, ma non possono essere condivisibili azioni unilaterali».

Da questo si evince che anche i seguaci di Pietro Grasso sono convinti che l’unica possibile collocazione dell’Italia sullo scenario internazionale sia quella di fare da colonia degli Usa, ma quanto meno pretendono che vengano rispettate le formalità, in caso di aggressione a Stati terzi.

Per concludere: a chi scrive piacerebbe sapere perché si continua a confondere una nazione con un continente: gli Stati Uniti d’America, per quanto possano essere la parte più importante del così detto “nuovo mondo”, ne sono soltanto una porzione.

P.S.: venerdì quattro maggio l'assemblea di Telecom Italia decide che il colosso della telefonia finisce nelle mani del fondo speculativo statunitense Elliott: questo, appoggiato dalla governativa Cassa Depositi e Prestiti, fa un enorme regalo a Silvio Berlusconi, mettendo in minoranza i francesi di Vivendi, totalmente invisi a costui per le vicende legate a Mediaset.

Regista dell'operazione - scrive il manifesto del giorno seguente a pagina sei - è il ministro dimissionario Carlo Calenda che ora pretenderebbe lo scorporo della rete; una cosa che fa infuriare i sindacati, e dovrebbe avere lo stesso effetto sugli italiani: questa non è certo una operazione di ordinaria amministrazione.

 

Bosio (Al), 05 maggio 2018

 

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova

 

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